Nescio quid
Mi capita questo. Di riflettere sul mio sapere e saper-fare. Mi pagano per fare un lavoro che richiede conoscenze e tecnica. In teoria, le mie conoscenze dovrebbero essere complete. Si può supporre che io sappia tutto, ma è così? So quello che ho imparato, ma so anche che non è assolutamente “tutto”. So quello che sanno i colleghi, va bene. Eppure sono convinto di non conoscere abbastanza il mio oggetto. Il mio sapere sarebbe dunque limitato e il mio saper-fare infondato.
Sono idee che non è bene cullare troppo. Anche perché non sono del tutto vere. Intanto bisogna ammettere che non so esattamente quello che sanno i colleghi. Le conoscenze sul nostro oggetto sono sconfinate e non esiste la possibilità materiale di apprenderle tutte. Poi va detto che un incremento delle conoscenze sull’oggetto non comporterebbe affatto un automatico miglioramento della performance professionale. Infatti, paradossalmente, si possono ottenere ottimi risultati anche con saperi e tecniche “vecchie”. E allora, cosa sto cercando confusamente di chiarirmi? Forse che le conoscenze sono sufficienti solo a patto di essere considerate insufficienti. Ovvero che non c’è infondatezza se c’è coscienza del limite. Infine, che tutti sanno qualcosa e nessuno sa tutto. E magari i nostri “qualcosa” ci salvano dalla follia del “tutto”.
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