Risposta retorica
La politica è una cosa buona e difficile. Senza ironia.
La politica merita rispetto. Non fosse altro perché è un’attività che determina la redistribuzione della ricchezza (e della povertà!), le regole e le Leggi che ci vincolano, insomma il “potere” di cambiare o conservare o distruggere il nostro mondo.
Naturalmente, trattasi di cosa sporca. Propone dilemmi del tipo “avere successo o seguire i propri valori”. Induce ipocrisie, compromessi, banalizzazioni. Provoca frustrazioni, imboscate, tradimenti. Per fare politica occorre saper raccogliere e usare la forza (organizzativa, economica, pubblicitaria, relazionale). Non è mica facile. Nemmeno il possesso di tre reti televisive – tanto per fare un esempio ipotetico – può essere garanzia automatica di successo.
Ma per essere buona, la politica ha bisogno di cittadini svegli. Produrre e diffondere un immaginario televisivo melenso che smorza e degrada il senso critico - tanto per fare un altro esempio ipotetico – potrebbe assopire le coscienze e guastare la politica.
Ma queste sono idee già note e forse insufficienti. In attesa di nuove idee, accontentiamoci di ricorrere al vecchio monito: ci vuole più cultura. Ma quale? Prima di tutto la padronanza del pensiero strategico e dello strumento retorico. Altrimenti ci si arrabatta tra luoghi comuni, slogan propagandistici, e “sensazioni”. Una cultura della politica, dunque, che ci permetta di vederne i meccanismi e i trucchi. Mah.
Torniamo con i piedi per terra. Se la storia o la politica sotto il profilo delle implicazioni "retoriche" vi sembrano ancora degne d’interesse, nonostante il mio sproloquio, ecco il link ad una rivista accademica quadrimestrale:





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