cervelli in fuga
Alcune recenti scaramucce su squonk e su nazioneindiana hanno mostrato fino a che punto può arrivare il disagio di alcuni professori universitari nel rapporto con i blog. Abbiamo visto reazioni scomposte, eccessive, sterili. Perché? Vorrei avanzare un’ipotesi e chiamarla “teoria dell’indifferenza contestuale”.
Università e blog sono due ambienti radicalmente diversi per scopi, funzioni, regole e ruoli (mi vergogno a scriverlo, tanto è ovvio! Ma lo è?). All’Università i rapporti sono unidirezionali e gerarchici; e la discussione aperta è ammessa solo tra pari. Nei blog i rapporti sono multidirezionali e paritetici; la discussione è ammessa a prescindere dalle differenze di status, che ovviamente esistono anche qui (omniaficta non è importante quanto Sofri, tanto per dire!). La tesi centrale della mia teoria è la seguente: quando un professore scrive su un blog riproduce (prima o poi) le dinamiche del suo mondo professionale, indifferente alle caratteristiche del nuovo contesto. I blogger sono, ai suoi occhi, come degli studenti che hanno tantissimo da imparare ma preferiscono fare casino. Il prof pensa: adesso vi insegno io come stanno le cose (e magari anche un po’ di disciplina). Ma appena ci prova scopre, con raccapriccio, di non trovarsi più sul piedistallo della sua sudata cattedra. A questo punto, il mancato riconoscimento reciproco porta ad un conflitto, fino ad un’aggressività verbale sproporzionata rispetto all’entità apparente della posta in gioco. C’è dunque una posta più alta? C’è ed è la ragione di questa cieca inadeguatezza: si chiama “sete di potere”. Sia chiaro, non è detto che sia una cosa cattiva, ma se prende il sopravvento fa tanti tanti danni (mi vergogno a scriverlo, tanto è ovvio! Ma lo è?).





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