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di omniaficta (05/05/2007 - 21:46)

Non avevo l'intenzione di trascurare questo blog, ma alla fine non c'è tempo per tutto. Così, vi chiederei, nel caso che passaste di qui per qualche motivo (link, motori di ricerca, ecc.), di visitare anche un altro blog dello stesso autore, più aggiornato e attivo di questo qui.

Statemi bene.

Omniaficta

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Visita al padre

di omniaficta (26/01/2007 - 22:37)

Ci sono questi momenti inquieti e pensi che potrebbero essere diversi, che potrebbero aprirsi e travolgerti. Ma non succede. Resti così, rallentato e vicino, impaurito. Seduto vicino al vecchio padre, mi sento "nel posto giusto". In quel silenzio rotto dalla tosse, ci sono le nostre menti che divagano, distratte da brevi percezioni, da poco più lunghi ricordi. Quante cose si potrebbero dire? Ma dire cosa? Guardiamo nella stessa direzione e respiriamo. Ci somigliamo.

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Epifanie

di omniaficta (07/01/2007 - 18:35)

Vi sarà capitato di guardarvi attorno e di vedere un certo numero di oggetti in posa di chiara disapprovazione. Il pavimento che quasi tossicchia per la polvere. La pila di carteletteregiornali che cerca di precipitare al suolo. I volumi infilzati da un segnalibro. Per non parlare degli addobbi.

La fine delle Feste, finalmente.

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La ruota gira

di omniaficta (03/12/2006 - 17:53)

Siamo esposti. Prigionieri di una giostra. Gli eventi ci sorprendono. Ci afferriamo alla prima cosa vicina.

 

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Dove andiamo?

di omniaficta (10/11/2006 - 23:18)

Non so ancora se, come, perchè continuare a scrivere in questo blog. Avrebbe un senso, mi dico. Ma ho anche altri progetti. Niente di troppo importante ma cose a cui tengo. Ci penso. Ci aggiorniamo.

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Sarzana

di omniaficta (03/09/2006 - 15:16)

Sorprese e delusioni. Code e astuzie. Attese e fatiche. Stimoli, divagazioni, ricordi (quante vacanza in Lunigiana!). E quanti corpi, nelle strette vie, nel Teatro degli Impavidi, nelle sale provvisorie. La mente alla sua festa.

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Stagioni

di omniaficta (22/06/2006 - 21:39)

Mi sento vecchio. Non riesco a scaricare le foto dal cellulare.

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La compagnia del blog

di omniaficta (08/02/2006 - 22:50)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Difetto di lettura

di omniaficta (03/10/2005 - 20:34)

Non so nemmeno più quanti libri ho cominciato senza arrivare alla fine. Alcuni se lo meritano. Altri no. Questo no.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

P.S.: L'editore è Sellerio.

 

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Forse

di omniaficta (31/08/2005 - 22:25)

Ragnatele e polvere. Qui forse bisogna tornare, aprire le finestre e dare (darsi) una rinfrescata. Farsi vivi.

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Presto, altrove, con altre parole

di omniaficta (23/04/2005 - 12:08)

Qui

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Le chiavi di casa

di omniaficta (09/10/2004 - 18:12)

 

Privo di propositi edificanti e consolatori, il nuovo film di Gianni Amelio, Le chiavi di casa, ci mette di fronte al cuore di tenebra dei nostri tempi: la fine dell’adulto. Un padre che fugge il dolore, la sconfitta, la vergogna si specchia nel ragazzo invalido che mima la “normalità” e l’autonomia, aggiungendovi però un commovente umorismo che l’altro non sa attingere. Una madre che segue una figlia afflitta da deficit gravi da più di vent’anni, ma ancora non può accettarla.

Durante tutto il film, il padre appare evanescente, inconsistente, passivo rispetto al dolore e alla altrui vitalità. Si fa condurre nella dimensione infantile del figlio senza riuscire a coglierne il peso, la dignità e la speranza. Cerca confusamente di sollevarsi sopra la tragedia, di oltrepassarla, ma in fondo resta prigioniero delle proprie difese, impotente di fronte alla colpa. La figura della madre appare ben diversa nel film, grazie ad una devozione testarda eppure disperata, ma soprattutto ad una capacità di ascolto e di accoglienza che il padre può ancora riconoscere, senza tuttavia riuscire a ritrovare in sé.

Le scene si dipanano senza grandi progressi, anzi, c’è la sensazione di scivolare da un momento all’altro in una nuova fuga. Quando il padre rievoca la propria impotenza rispetto alla separazione, in una scena di palese rovesciamento dei ruoli, invece di “crescere” con un lutto, accettando finalmente tutto il peso tragico del suo destino, non può far altro che “agire” un allontanamento dalla realtà. Il film si conclude sull’esito fallimentare di questa fuga nell’illusione onnipotente di poter prescindere dai propri limiti. Il padre e il figlio restano sino alla fine immobili, per quanto abbiano viaggiato per l’Europa, ma ora possiamo vedere che la vera colpa del padre è proprio questa. Il suo ragazzo fa quello che sta nelle sue possibilità, ma il padre che pure potrebbe nascere una seconda volta (e dovrebbe farlo) non ci riesce, abdicando irrimediabilmente al suo compito umano. Il figlio - ed è questo che è tragico - glielo dice asciugandogli le lacrime: “nun se fa così…nun se fa”.

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Nescio quid

di omniaficta (08/06/2004 - 21:52)

 

Mi capita questo. Di riflettere sul mio sapere e saper-fare. Mi pagano per fare un lavoro che richiede conoscenze e tecnica. In teoria, le mie conoscenze dovrebbero essere complete. Si può supporre che io sappia tutto, ma è così? So quello che ho imparato, ma so anche che non è assolutamente “tutto”. So quello che sanno i colleghi, va bene. Eppure sono convinto di non conoscere abbastanza il mio oggetto. Il mio sapere sarebbe dunque limitato e il mio saper-fare infondato.

Sono idee che non è bene cullare troppo. Anche perché non sono del tutto vere. Intanto bisogna ammettere che non so esattamente quello che sanno i colleghi. Le conoscenze sul nostro oggetto sono sconfinate e non esiste la possibilità materiale di apprenderle tutte. Poi va detto che un incremento delle conoscenze sull’oggetto non comporterebbe affatto un automatico miglioramento della performance professionale. Infatti, paradossalmente, si possono ottenere ottimi risultati anche con saperi e tecniche “vecchie”. E allora, cosa sto cercando confusamente di chiarirmi? Forse che le conoscenze sono sufficienti solo a patto di essere considerate insufficienti. Ovvero che non c’è infondatezza se c’è coscienza del limite. Infine, che tutti sanno qualcosa e nessuno sa tutto. E magari i nostri “qualcosa” ci salvano dalla follia del “tutto”.

 

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In coda rientrando a casa

di omniaficta (04/06/2004 - 23:01)

 

Quando si sta in coda in autostrada si deve decidere in che corsia mettersi. Non che ci sia una grande differenza di velocità, ma si ha l’impressione che una delle corsie sia più rapida, per qualche misterioso motivo. Si suppone che sia meglio mettersi a sinistra, nella corsia di sorpasso. La corsia più a destra è stipata di utilitarie e TIR, mentre le Audi, le BMW e le “sportive” sono tutte nella corsia di sorpasso. Peccato che dopo qualche decina di metri, la fila di destra inizi a muoversi con sospetta allegria. Utilitarie e TIR si allontanano con irritante dinamismo e rimpiccioliscono nell’orizzonte di lamiere, si tuffano nella lontana galleria, spariscono alla vista. L’irritazione cresce, mentre il motore piagnucola al minimo. Che si fa? Ci si infila, con un abile manovra, nell’altra corsia, tra una seicento e un long vehicle, e per un tratto si riesce anche a inserire la terza. Che sollievo! Che indescrivibile soddisfazione! Poi ci si ferma, tutti. Così trovo il tempo per compatire il mio vicino con i suoi impotenti duecento cavalli. A questo punto,  nella corsia di sorpasso cominciano a muoversi e un numero imprecisato di auto che avevo dietro di me sfreccia accanto alla mia autoimmobile col suo straziante minimo. Perdo posizioni su posizioni. Sento che non arriverò mai, come il cavaliere di Kafka. Ma non è così. Raggiungo il casello, esco, concorro a più umane code di città.

 

Ecco, a volte non capisco il mondo. Meglio, non mi capisco nel mondo per come funziona.

Questa non è una metafora.

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Obiettivi

di omniaficta (12/05/2004 - 22:16)

Solo alcune annotazioni su quanto succede.

 

La guerra

Dicono: quella al terrorismo è una guerra. Certo, non era ben chiara l’utilità di invadere l’Iraq, ma facciamo passare anche questa stranezza. Ammettiamo che sia strategicamente necessario e non un facile appiglio per nascondere qualche nefandezza. Chi ha voluto imbarcarsi nella guerra immagino che voglia una sola cosa. Vincerla. Ora, sulla base di quello che veniamo a sapere della situazione, si può dire che il terrorismo sia indebolito? Forse è presto per tirare le somme, ma non siamo forse più vicini alla sconfitta che alla vittoria? Anche prendendo per buono l’argomento della lotta al terrorismo (che non è per niente buono), rimane il fatto che questa guerra è un disastro.

In questi giorni di penosa consapevolezza, uno dei miei riti è la rilettura dell’”Arte della Guerra” di Sun Tzu. L’opera ha 2500 anni. A un certo punto dice: “Tratta i prig